Associazione Italiana Frantoiani Oleari

L'olio di frantoio non possiede le caratteristiche che permette alla fiamma innescata di autoalimentarsi

Assoggettamento dei depositi di olio di frantoio per la molitura delle olive alla normativa di prevenzione incendi: resoconto delle attività AIFO

Roma, 6 aprile 2016 – La nostra associazione, sin dall’entrata in vigore del DPR n. 151 del 2011 abbiamo sempre sostenuto l’importanza di distinguere tra i fattori di rischio derivanti dalla gestione dei depositi di olio combustibile rispetto agli oli alimentari. Lo abbiamo ribadito nelle interpellanze inviate al Parlamento come anche nelle richieste di parere formulate ai vari ministeri. Il nostro obiettivo mirava ad evidenziare le incoerenze e a favorire l'emanazione di regole tecniche di prevenzione incendi per gli impianti di stoccaggio dei frantoi che, per loro caratteristiche strutturali, hanno un ridotto rischio di incendio. Tutto ciò nasce da un erroneo assoggettamento, in identiche modalità, di tutti i depositi e rivendite di liquidi combustibili di qualsiasi derivazione, ai controlli e agli adempimenti di prevenzione incendi previsti ai sensi del punto 12 dell'allegato I del decreto del DPR n. 151 del 2011. Contrariamente a quanto sostenuto da altre associazioni l’AIFO non ha mai ritenuto praticabile il percorso che mirasse all’esonero totale dall’obbligo di installare in frantoio un sistema antincendio convinti dal fatto che il legislatore non può, in nessun caso, giustificare l’esonero totale di una categoria per non incorrere nel problema di creare precedenti. Analogamente, l’attuale disegno di legge di iniziativa governativa, fortemente voluto dalle associazioni agricole, (l'Atto del Senato 1328‐), che stabilisce oltre i sei metri cubi di capacità la soglia di assoggettamento dei depositi di olio di oliva agli obblighi di prevenzione incendi, potrà magari essere un risultato che accontenta i piccoli agricoltori ma non di certo il comparto dei frantoi che, come produttori di olio di oliva, si ritrovano nell’obbligo di applicare una normativa del tutto inutile e vessatoria. Grazie alla recente sinergia tra AIFO e la Confartigianato siamo riusciti ad ottenere un incisivo risultato sindacale sull’argomento: in virtù delle specifiche caratteristiche dei depositi di olio alimentare, stoccato presso i frantoi, sarà ufficialmente istituito un tavolo tecnico per la redazione di apposite linee guida per indirizzare le imprese all’adeguata applicazione della normativa antincendio. Quanto da noi sempre sostenuto ha trovato ieri un’ulteriore conferma durante le simulazioni eseguite presso la Scuola per la Formazione Operativa dei VV. F. di Montelibretti (RM): una fiamma posta a contatto con un olio vegetale nebulizzato, allo spegnersi dell’innesco, non riesce ad autoalimentarsi; contrariamente a quello che accade ad una fiamma posta a contatto con un olio minerale che si autoalimenta anche quando viene spento l’innesco. Nella dimostrazione, il prof. Massimo Pompili, docente all’Università della Sapienza di Roma, ha definito questa proprietà con il termine “autoestinguenza”.  Gli oli vegetali, infatti, non possiedono quelle caratteristiche che permettono alla fiamma innescata di autoalimentarsi. A riguardo, si fa presente che possono essere visionate le riprese video sulle simulazioni all’interno della pagina facebook dell’AIFO:clicca il seguente link: https://www.facebook.com/AIFO-Associazione-Italiana-Frantoiani-Oleari-210050259041882/Tale attività dimostrativa consentirà finalmente di realizzare, con la giusta serenità, le famigerate linee guida agli organismi preposti stabilendo finalmente un equo rapporto tra l'esigenza prioritaria di tutelare la pubblica incolumità e l'obiettivo di abbattere i costi per l’implementazione di sistemi antincendio eccessivi ed inutili a carico dei frantoi.